15 Mag Mindful eating: che cos’è?
Si parla molto spesso delle pratiche di mindfulness, applicandole a ogni ambito della vita.
Il termine inglese che usiamo così frequentemente è in realtà una traduzione del termine “sati” che nella lingua indiana utilizzata dal Buddha significa consapevolezza.
Quindi perchè non parlare di consapevolezza?
Questo ci aiuta a capire intuitivamente di cosa si tratta: nella cultura buddhista “sati” è un principio di consapevolezza.
Nello specifico, si tratta di eliminare la sofferenza grazie all’acquisizione della corretta visione della realtà nel momento presente, nel qui e ora: essere consapevoli di ciò che succede dentro di noi e nell’ambiente che ci circonda.
Sentiamo spesso parlare anche della mindfulness applicata al nutrirsi, il cosiddetto “mindful eating”.
Di cosa si tratta quindi?
Di nutrirsi consapevolmente.
Quanto è importante questo al giorno d’oggi?
Il problema attuale è che spesso si pone poca attenzione al momento del mangiare. Il momento del pasto diventa addirittura una “perdita di tempo” che ci distoglie dal proseguire il nostro lavoro.
A volte addirittura lo saltiamo, perché dobbiamo portare a termine ciò che stiamo facendo.
Se anche ci fermiamo, mangiamo distrattamente pensando ad altro e non ci rendiamo quasi conto di cosa stiamo facendo, figuriamoci se riusciamo ad assaporare i cibi che abbiamo nel piatto.
Abbiamo perso la sacralità del momento del pasto.
Ma abbiamo perso anche la concezione dell’importanza dell’atto del nutrimento per la nostra salute.
Pensiamo che continuare a lavorare saltando il pasto sia il modo migliore di ottimizzare le energie, ma ci dimentichiamo che senza il carburante il motore non va da nessuna parte.

Prendersi il giusto tempo da dedicare al mangiare e liberare la mente prima di avvicinarci al pasto è fondamentale per evitare che i pensieri indigesti che ci affliggono in quel momento si proiettino su ciò che stiamo facendo e ci “blocchino la digestione”.
Questo semplice esercizio fa sì che la maggior consapevolezza applicata al pasto migliori la nostra consapevolezza nei confronti della vita in generale.
Ci accorgeremo che se cambiamo le nostre abitudini inefficaci nell’atto del mangiare, migliorerà anche il nostro modo di affrontare le sfide quotidiane in altri ambiti della vita.
Da dove partire?
All’inizio del pasto, prestiamo attenzione a ciò che stiamo per fare.
Ascoltiamo il nostro respiro e percepiamo il nostro senso di fame o sazietà.
Spesso ci buttiamo sul cibo senza avere coscienza di cosa stiamo facendo. Prima di mangiare chiediamoci invece se abbiamo realmente fame.
Il senso di fame e di sazietà sono meccanismi automatici, che però dobbiamo saper ascoltare.
Se perdiamo la consapevolezza del nostro corpo e dei suoi segnali, rischiamo di mangiare senza rendercene conto molto di più di quanto necessitiamo.
Proviamo poi ad ampliare l’esperienza del pasto coinvolgendo i nostri 5 sensi: assaporiamo, osserviamo, annusiamo e tocchiamo il cibo che ci da nutrimento.
Questo ci permette di godere a pieno del nutrimento che ci può dare il cibo, che non dipende solo dal sapore, ma dall’insieme delle sensazioni scatenate dall’aspetto, dal profumo e dalla consistenza di ciò che abbiamo nel piatto.
Esercitiamo la lentezza nel mangiare: non solo è un buon modo di assumere consapevolezza, ma è anche necessario per facilitare la digestione.
Per una corretta digestione ogni boccone dovrebbe essere masticato 30 volte.
Se proviamo a contare quante volte mastichiamo, sicuramente c’è di che lavorare.

Ci sono altri due aspetti nei confronti dei quali dobbiamo esercitare consapevolezza per non vanificare il mangiare consapevole di cui abbiamo parlato finora: il momento dell’acquisto e il momento della preparazione del cibo.
Spesso, tornando ai termini inglesi in voga, sentiamo parlare di mindful shopping.
Di cosa si tratta?
Di scegliere i cibi consapevolmente.
Ecco alcuni semplici consigli da cui partire:
- Fare la spesa dopo aver mangiato, non affamati
- Utilizzare la lista della spesa, anziché farsi attrarre da ciò che viene messo in vista sugli scaffali
- Fare attenzione all’origine degli alimenti
- Leggere l’etichetta degli alimenti (deve essere il più corta possibile, non dovremmo mai acquistare cibi con più di 3 ingredienti)
Infine, riflettiamo sull’importanza di preparare i cibi in modo consapevole, cioè “cucinare in modo mindful”.
Con il tempo, abbiamo delegato ad altri la preparazione dei cibi, per rispondere ancora una volta all’esigenza di avere più tempo per lavorare.
Per quanta attenzione venga messa nella preparazione dei cibi che acquistiamo già pronti, l’effetto non potrà mai essere analogo a quello che otteniamo quando prepariamo in prima persona il cibo per il nostro nutrimento e per il nutrimento dei nostri cari.
Non si tratta solo di una questione qualitativa, di cibi naturali privi di conservanti e prodotti con materie prime di qualità di cui sappiamo l’origine.
C’è anche un aspetto legato all’intenzione di chi cucina e dell’energia che imprimiamo a ciò che prepariamo. Se cuciniamo con passione, con l’intenzione di fare un atto d’amore nei confronti di noi stessi e di chi mangerà quel cibo, l’effetto finale assumerà tutto un altro significato.