cos’è il microbiota intestinale?

Ultimamente si sente spesso parlare di microbiota. La ricerca su questa fantomatica entità si è enormemente espansa negli ultimi anni.

Ma che cos’è davvero il microbiota?

Un chilo di microrganismi, nello specifico batteri, virus, funghi e protozoi, che vivono nel nostro tubo digerente, in modo particolare nell’intestino.
A pensarla così ci potrebbe sembrare una combriccola invadente che vive a nostre spese.

Però questi microrganismi hanno un ruolo fondamentale nel regolare il nostro sistema immunitario, nel sintetizzare neurotrasmettitori e nutrienti, nell’agire sul nostro tono dell’umore. Il loro impegno nello svolgere tutte queste attività dipende da ciò che mangiano, cioè da ciò che mangiamo.

Se consideriamo tutto ciò, la prospettiva cambia.

Da questo punto di vista il microbiota è un bel gruppo di fedeli alleati con cui giocare di squadra per mantenersi in salute.

Ciascuno di noi ha una storia e questa storia ha molto a che fare con il nostro specifico microbiota. I microrganismi che ciascuno di noi ha nell’intestino variano in rapporto al cibo mangiato e alla storia personale, alla presenza di inquinanti ambientali e all’uso di farmaci e antibiotici.

Si tratta di una vera e propria impronta digitale che ci portiamo dietro per tutta la vita.
Del resto, i microrganismi componenti il microbioma sono più numerosi delle nostre stesse cellule.
John Cryan, uno degli esperti sul tema, dice provocatoriamente che siamo tutti concentrati a sequenziare il genoma umano, ma è solo l’1% di ciò che siamo: il 99% dei geni presenti nel nostro corpo è quello del microbiota.

Si dice che l’intestino è il nostro secondo cervello. C’è una connessione tra l’intestino e il cervello in cui il 90% delle informazioni fluisce dall’intestino al cervello, mentre soltanto il 10% delle informazioni viene trasferita dal cervello all’intestino.

Molto di quello che pensavamo fosse deciso e compreso dal cervello è in realtà gestito dall’intestino.

Il sistema intestinale comunica con il cervello cranico creando una rete di connessioni che vanno a costituire la “mente” del nostro intero organismo. Il responsabile di questo scambio di informazioni è il nervo vago, che connette tra di loro numerosi organi.

Quando diciamo che l’intestino è il nostro secondo cervello, non diciamo solo che molte delle nostre funzioni fisiologiche sono decise nell’intestino. Diciamo anche che quello che noi intendiamo come “stato mentale” dipende strettamente dal nostro intestino.

I microrganismi intestinali possono influire sulla nostra immagine corporea favorendo l’obesità o la magrezza, ma anche incidere sulla longevità, sul decadimento cognitivo e su malattie psichiche, modificando il tono dell’umore e la nostra voglia di vivere.

Il 90% della serotonina, ormone dell’umore, è prodotto dall’intestino, quindi anche la nostra capacità di gestire lo stress ha a che fare con il microbiota.

Noi ci prendiamo cura del nostro microbiota?

A volte non proprio.

Si pensa spesso che gli antibiotici siano la panacea di tutti i mali.

Ma se pensiamo che con un antibiotico uccidiamo tutti i batteri, compresi quelli “buoni” del microbiota, capiamo che l’utilizzo improprio di antibiotici può causare più danni che benefici.

L’antibiotico, farmaco che uccide i batteri, è utile quando nell’organismo si inseriscono batteri cattivi che causano un’infezione. Non tutte le infezioni però sono causate da batteri, quindi non tutte necessitano di antibiotici.

C’è di più: i batteri, che costituiscono la maggior parte del microbiota, producono anche sostanze antivirali nei confronti dei virus cattivi che spesso sono la causa ad esempio delle infezioni delle alte vie respiratorie (tosse, raffreddore). Quindi prendere un antibiotico in caso di tosse, se non c’è stata una diagnosi medica di infezione batterica, potrebbe essere non solo inutile, ma anche controproducente.

Ma allora come facciamo a mantenere attivi e funzionali questi amichetti?

In primis, con l’alimentazione.

La scelta va fatta molto prima del pasto, perché nel momento in cui introduciamo il cibo nel nostro corpo, non può più essere controllato.

Va da sé che la composizione del contenuto intestinale e quindi la qualità delle molecole che vengono processate per le nostre funzioni vitali varia a seconda della dieta, ma non ci pensiamo abbastanza spesso.

Dobbiamo ampliare un po’ la nostra ottica e vedere che nel mero atto di portare il cibo dal piatto alla bocca, ma ancora prima nella scelta di ciò che acquistiamo, c’è molto più di un istantanea necessità di soddisfare “la fame”. Si tratta di una scelta di vita consapevole che condiziona l’efficienza del nostro sistema intestinale ma anche, come abbiamo visto, la nostra vita emotiva.

Del resto Fabio Piccini, direttore del progetto microbioma umano, dice che quando andiamo a fare la spesa, per non sbagliare, dovremmo comprare cibi che piacciono ai nostri batteri intestinali.

Come ogni buon padrone di casa che ha a cena degli ospiti, in questo caso miliardi di ospiti, cuciniamo cose che piacciono ai nostri ospiti, preparate con cura.

Evitiamo i cibi ultra processati, l’eccesso di zuccheri, troppa carne.

I microrganismi intestinali sono ghiotti di alimenti vegetali freschi ricchi di fibre e alimenti fermentati. Sono ottimi alimenti fermentati tutti gli insalatini preparati con verdure di stagione, il miso se vogliamo spingerci ad Oriente, ma anche semplicemente un aceto di mele biologico non filtrato (e non pastorizzato), che può fornirci ogni giorno quel po’ che basta per fare felici i nostri batteri (e noi di conseguenza).

Infine ricordiamo che, come noi, il microbiota non si nutre solo di cibo. Per un microbiota in salute sono fondamentali l’attività fisica, nello specifico lo yoga, esercizi di mindfulness, cioè di consapevolezza, la meditazione e la danza.

BIBLIOGRAFIA:

  • Anderson SC, Cryan JF, Dinan F. The Psychobiotic Revolution: Mood, Food, and the New Science of the Gut-Brain Connection. National Geographic. 2017.
  • Piccini F. Alla scoperta del microbioma umano. 2015.
  • Rossi PL. L’intestino. Il sesto senso del nostro corpo. Aboca. 2018.